E’ nata una farfalla

Mariachiara ha sei anni, dei bellissimi capelli biondi e un grande amico:un girasole che è cresciuto nel giardino, davanti alla sua casa.

La bambina e il fiore hanno fatto subito amicizia perché hanno un amico in comune: il sole.

Nelle lunghe ore trascorse insieme, Mariachiara e il girasole non si dicono molte parole, paghi di restare vicini, con lo sguardo e il cuore fissi nel sole.

Solo ogni tanto, il fiore sospira:
– Voglio andare dal sole, ma ho queste radici che mi trattengono!

E la bambina gli fa eco:
– Voglio andare dal sole, ma ho questo piccolo corpo che mi trattiene!

Per questo, Mariachiara ama e invidia le farfalle: se fosse leggera come loro, se avesse un paio d’ali lievi e delicate, allora si, spiccherebbe il volo, verso il sole!

Da qualche giorno, il girasole è preoccupato e un pochino spaventato: Mariachiara è ammalata e non può scendere in giardino. Il suo visino spento, compare ogni tanto dietro ai vetri di una finestra ed è una manina stanca quella che fa “ciao, ciao”, al fiore.

Poi, una mattina, il girasole ha sentito la mamma e la nonna della bambina parlare a bassa voce e pronunciare una parola sinistra: “ospedale”…….

Mariachiara è ricomparsa in giardino: lo sguardo serio e pensoso, la fronte corrugata, le labbra tirate, i piccoli passi incerti. Sembrerebbe quasi una vecchina, pensa il fiore, se non avesse tra le braccia quella bambolina bionda, con il vestitino rosa, sul quale sono appuntate tante farfalline che paiono impazienti di prendere il volo.

Il papà ha preso in braccio Mariachiara, l’ha sollevata in alto e la bambina ha potuto baciare il capo del girasole, senza parole. In certi momenti non ce n’è bisogno.

Poi ha abbracciato tutto, con gli occhi: la casa, il giardino, il fiore amico, ma è parso al girasole che quello sguardo fosse assente, già lontano.

Quando è salita in macchina, le lacrime hanno offuscato al fiore la vista del sole.

Da quel momento, i giorni hanno incominciato a scorrere lenti, troppo lenti.

Il girasole ormai respira anche lui l’atmosfera cupa che pesa sulla casa di Mariachiara.

Da mezze frasi, parole sussurrate a bassa voce, il fiore cerca di immaginare quello che sta succedendo alla sua piccola amica.

La pensa chiusa in una stanzina d’ospedale, come un bruco è chiuso nel suo bozzolo.

E quando sente dire che Mariachiara rabbrividisce, in preda alla febbre,il girasole pensa ai tremiti e alle contrazioni del bruco che, dolorosamente, si scortica.

Si, dolorosamente, dolorosamente, in una bianca stanzetta d’ospedale, una bambina sta lottando, per liberarsi da tutto ciò che le impedisce di volare.

E come il bruco, che perde ogni giorno qualcosa di se stesso, così Mariachiara sacrifica i suoi bei capelli biondi, la voglia di giocare, la possibilità di camminare.

Il girasole continua a pensare alla faticosa trasformazione del bruco: quando ha perso tutto, la spoglia del vecchio corpo si affloscia in un angolo del bozzolo, il quale allora si dischiude, come un frutto maturo, per liberare una bellissima farfalla che, felice, vola nella luce.

Con questi pensieri, il girasole si è addormentato questa sera.

E, nella notte, ha sognato Mariachiara.

Un bianco vestitino leggero, un cappellino di paglia e la bambola vestita di rosa tra le mani.
E’ scomparso quello sguardo grave, le labbra sono dischiuse in un sorriso dolce e pacato, la piccola fronte, distesa.

– Ciao – dice semplicemente – io vado.

Non c’è bisogno di dire dove, per una bambina che, in vita sua, ha amato tanto il sole…….

Il sogno si interrompe bruscamente perchè il girasole viene svegliato dalle voci concitate, dal correre precipitoso del papà, dei nonni di Mariachiara che salgono in macchina, con il cuore spezzato.

Là, in una piccola stanza d’ospedale, una bambina ha finalmente spezzato l’involucro che la teneva prigioniera e, bianca farfalla, è volata verso il sole.

di Lauretta

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