Il bambolaio

C’era una volta un uomo, ma non un uomo normale. Egli era speciale, molto speciale.
Ecco la sua storia…

In un lontanissimo paese, distante anche per chi sta dall’altra parte del mondo, viveva un artigiano, un fabbricante di bambole.

Purtroppo gli affari non andavano bene al povero bambolaio che, per riuscire a sfamare la sua famiglia, era costretto a lavorare anche di notte, come spazzino.

In questo paese faceva freddo tutto l’anno, anche d’estate. Il sogno segreto di tutti i suoi abitanti era quello di trasferirsi oltre le montagne dell’Eterno Freddo che circondavano il loro piccolo ed infelice paesino.
Ma torniamo al nostro bambolaio.

Una notte, mentre spazzava le strade del paese, vide che in un angolo buio c’era una vecchina seduta in terra. Le si avvicinò per vedere se era viva o se il freddo l’avesse portata via con se per sempre.

Quando le fu accanto l’anziana signora alzò la testa e guardò negli occhi il piccolo bambolaio.

“Dammi qualcosa di caldo da bere, per pietà.” Disse la donna con un filo di voce.

“Non ho nulla da bere e tantomeno qualcosa di caldo.” Rispose l’omino.

“Non riuscirò a passare la notte se non mi scaldo lo stomaco. Ti prego, aiutami.” Disse piangendo la donna.
Commosso ed impietosito dalle lacrime della malcapitata, il bambolaio prese dalla sua bisaccia una bottiglia di ceramica col tappo di sughero.

“Qui dentro c’è del caffè che mia moglie mi ha preparato appena prima che uscissi di casa. Era bollente, ma ora sarà appena tiepido. Prendilo, puoi berne quanto ne vuoi.” Disse porgendole la bottiglia.

La vecchia allungò la sua mano raggrinzita e, senza dire nulla, afferrò la bottiglia, la stappò e ne bevve un gran sorso.

“Grazie figliolo, tu mi hai salvato la vita mettendo a repentaglio la tua. Cosa posso fare per sdebitarmi?”
“Nulla.” Rispose lui “Il tuo grazie mi è sufficiente.”

La vecchina allora bevve un altro sorso dalla bottiglia e fece per ridarla al bambolaio.

“Tienila pure, ” Disse lui, ” me la ridarai un’altra volta che ci incontreremo. Ora devo tornare al lavoro altrimenti non finirò prima dell’alba.”

“Dio ti benedica, figliolo. Dio ti benedica.”

Passarono i giorni e il bambolaio non incontrò più la vecchina, ma continuò a portarsi appresso il caffè caldo sperando di incontrarla ancora.

Dopo alcune settimane, però, si convinse che la sfortunata donna doveva essere morta dal freddo e pianse per la cattiva sorte che le era toccata.

“Povera donna,” Pensò tra sé ” chissà quanto avrà sofferto.”

Un bel giorno, mentre stava lavorando alla sua bottega, ricevette la visita di un signore molto distinto, arrivato sin lì con una bellissima carrozza tirata da quattro cavalli bianchi.

“Sei tu il bambolaio del paese?” Chiese l’uomo con voce forte.

“Sì signore, sono io.” Rispose impaurito l’omino. ” Cosa posso fare per voi, signore?”

“Per me nulla.” Disse l’altro ” Io sono il servo di palazzo della Regina Magda, signora di queste terre. Sono qui per volere di Sua Altezza Reale.”

“Oh, allora ditemi cosa posso umilmente fare per la Regina e sarà mia premura accontentarla per quanto mi sarà possibile.” Disse il poveretto impaurito sempre più.

” Sua Signoria vorrebbe ordinare una bambola per sua figlia, la principessa Dalia.” Disse il servo guardandosi attorno.

“Questo per me sarà un onore. La principessa avrà la più bella bambola che io abbia mai fatto.”

“Lo voglio ben sperare!” Esclamò il servo prendendo in mano una bambola appesa al soffitto della bottega.
“E… come la vuole questa bambola, grande? Piccola?” Chiese l’artigiano.

“La bambola dev’essere grande abbastanza da non essere piccola e piccola quanto basta per non essere troppo grande.” Disse il servo.

“Non capisco. Grande o piccola?” Chiese di nuovo l’omino.

“Mi spiego.” Rispose l’altro ” Sarai tu a valutare quale debba essere la grandezza della bambola perché dovrai confezionarla con una stoffa molto preziosa, fatta con fili d’oro, che ti consegnerò personalmente domani.

Accetti il lavoro, misero uomo, o devo cercare qualche altro che lo faccia?”

“No, no. Accetto volentieri. Il lavoro non si rifiuta mai.”
” A domani quindi. Sarò qui a quest’ora.”

Il servo risalì sulla carrozza che partì a gran velocità tra le vie della città.
L’indomani l’uomo si presentò all’ora che aveva detto. Puntuale come un orologio.
“Eccoti il pregiato tessuto.” Disse porgendo un pacchetto.
“La bambola sarà pronta fra due giorni, signore.” Disse il bambolaio.
“No, ti sbagli.” Ribatté il servo. ” La bambola dovrà essere pronta per domani perché sarà il compleanno della principessa Dalia.”

“Ma non posso fare una bambola in una sola notte!” Disse l’omino.

“Oh sì che puoi. Altrimenti ne subirai le conseguenze. Addio dunque, anzi… arrivederci.”
L’omino restò sulla porta della sua bottega a guardare la carrozza che spariva nella polvere.

“Povero me.” Diceva piangendo. “Non riuscirò mai a finire la bambola in tempo.”

In quel momento uscì dal retrobottega la moglie.

“Ho sentito tutto. ” Disse ” Mettiti sotto a lavorare se non vuoi lasciare me vedova e tua figlia orfana!”
L’omino, una volta chiusa la bottega per non essere disturbato, aprì il pacchetto con la stoffa per la bambola.
“Che magnificenza!” Disse la moglie ” Deve essere costosissimo questo tessuto.”
“Se sarai attento e scaltro,” Continuò poi ” Potrai fare la bambola avanzandone un pezzetto per noi. Anche solo un piccolo scampolo di questa stoffa ci farebbe ricchi.”
“Non se ne parla nemmeno!” Esclamò lui ” Io non sono mai stato un ladro e non comincerò adesso!”
“Stupido testone!” Gridò la moglie ” Credi davvero che qualcuno si possa accorgere se ne manca solo un pezzettino?!”
“Non mi importa, lo saprei io e questo mi basta!” Rispose lui.

Il bambolaio lavorò sodo tutta la notte. Prese dapprima le misure della stoffa e poi calcolò la grandezza della bambola da confezionarci. Fece il disegno della bambola più bella che potesse immaginare, degna di una principessa.
Era ormai l’alba quando la bambola fu pronta.
Era bellissima, un capolavoro. Il viso era dolce come quello d’un bambino e il corpicino proporzionato ed elegante. Le cuciture si vedevano appena facendo così sembrare la bambola una statuetta d’oro.
Quando il sole fece del tutto capolino da dietro le montagne, arrivò la carrozza del servo.
“E’ pronta la bambola?” Chiese entrando in bottega.
“E’ pronta da un’ora, signore.” Rispose l’omino soddisfatto si se.
“Molto bene. Questa sera presentati a palazzo per essere pa-gato.”

Venne sera. Il bambolaio si vestì di tutto punto e si incamminò verso il palazzo della Regina. Una volta arrivato davanti al portone un soldato uscì dalla guardiola.
“Chi sei? Cosa vuoi?” Chiese la guardia.
“Sono il bambolaio e sono venuto per il pagamento del mio lavoro.”
“Bene, la Regina ti sta aspettando. Seguimi dunque.”
Lo sfarzo e le decorazioni delle stanze reali abbagliavano il nostro omino che non poté fare a meno di pensare alla parole che la moglie gli aveva detto il giorno prima.
Finalmente, dopo aver percorso centinaia di metri all’interno del palazzo, i due raggiunsero la sala della Regina.
“Entra qui, la regina e il servo di palazzo ti riceveranno.” Disse la guardia allontanandosi poi a passo militare.
L’omino tentennò un poco, ma poi si fece coraggio ed entrò.
“Benvenuto a palazzo.” Disse una voce femminile.
L’omino era spaesato. Udiva la voce ma non vedeva nessuno tranne il servo di palazzo, in piedi, di fianco al trono.
“Vieni pure avanti, la tua ricompensa è già pronta.” Disse di nuovo la voce.
Il bambolaio si fece avanti sulle sue gambe tremanti.
“Sono il bambolaio e sono venuto per…”
“Lo so chi sei. E so anche perché sei qui.” Lo interruppe la voce.
Il servo si avvicinò all’uomo e gli porse un sacchetto di pelle e un pacco.
“Nel sacchetto troverai trenta monete d’argento, mi sembra un buon prezzo per una bambola.” Disse la voce.
“Grazie, grazie mille.” Rispose l’uomo.
“Adesso apri il pacco e guarda cosa contiene.” Intervenì il servo.
Le mani del bambolaio tremavano talmente tanto che quasi non riusciva a sciogliere il nodo del pacchetto. Poi finalmente l’aprì.
“Ma, questa è la mia bottiglia. Dove l’avete trovata?” Chiese.
A quel punto da dietro un drappo di velluto uscì la regina. L’uomo si buttò in ginocchio per salutarla.
“Alzati, su. Non voglio vedere la tua nuca, ma il tuo viso.” Disse lei.
“Do..dove avete trovato la mia bottiglia?” Chiese lui con poca voce.
“Non l’ho trovata, me l’hai data tu.” Disse la regina sorridendo.
“No, vi sbagliate mia Signora, io l’ho data ad una vecchina che…” S’interruppe quando il suo sguardo si posò sul viso della regina.
“Beh?” Disse lei ” Sei diventato muto tutto d’un tratto?”
“Voi?!” Esclamò il bambolaio.
“Sei un osservatore, eh?” Ridacchiò la regina.
“Ma, non capisco…”
“Spesso m’annoio in questo palazzo. Allora mi distraggo dai miei compiti di regnante uscendo dal palazzo travestita da vecchina. Così posso parlare con il mio popolo senza essere riconosciuta.” Si avvicino all’uomo e gli posò una mano sulla spalla.
“Posso provare ad essere trattata non da regina, ma da semplice essere umano.”
L’omino ascoltava con la bocca spalancata e gli occhi sgranati.
“Stappa la bottiglia ora.” Disse lei indicandola.
Il bambolaio prese la bottiglia e la stappò.
“Versa il suo contenuto.”
“Ma sporcherò questo bellissimo tappeto.” Disse preoccupato lui.

“Bellissimo e costosissimo se è per quello. Ma non ti preoccupare, non lo sporcherai affatto.” Replicò lei.

L’uomo girò la bottiglia e da essa cominciò ad uscire della povere d’oro. La sua bocca si paralizzò ancora una volta per lo stupore.

“Con questa polvere sarai ricco per sempre. Tu mi hai dimostrato di essere un uomo buono e generoso.

Inoltre avevi la possibilità di arricchirti prendendo un pezzo del tessuto che ti avevo mandato e non l’hai fatto.

Sei onesto, tanto con i ricchi che con i poveri. Ti sei meritato tutto questo.

Ora va, torna a casa e festeggia il compleanno di mia figlia con la tua famiglia e insegna loro quello che hai imparato oggi.”

L’uomo non fu in grado di dire una sola parola. S’inchinò per salutare e, voltatosi, si diresse all’uscita.

“Ricorda, però!” Lo richiamò la voce della regina “Non parlare a nessun altro di quello che è avvenuto, perché la sincerità e la bontà d’animo nel mio popolo siano spontanee e non mosse dall’avidità.”

L’uomo capì cosa intendesse la regina, annuì e uscì dalla sala.

“Mia Regina, ” Disse il servo “il vero motivo per cui non volete far sapere tutto ciò è che volete ancora uscire alla sera indisturbata, vero?”

“Vero, carissimo. D’altro canto che male c’è? Anche a voi piace travestirvi da servo, marito mio.”

Da Stefano Melino

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